domenica 29 novembre 2009

Una vecchia storia



Questa cronaca fa bop e sguisc... come rumore di sottofondo.

Bastone era un entusiasta del suo tempo.
Dritto e fiero smargiassava
pronto a fare -bop!- sulle teste della gente.

Un giorno incontrò le Carote, amiche sue, e
non riuscendo a trattenersi parò loro tutta
la sua allegra tracotanza:

"Come vi va bellezze? Son tempi fantastici. Non credete?!"
così, tanto per trovare appoggio in quelle vecchie compagne di avventure...

Le carote però non erano granché di buon umore, quel giorno lì,
forse stressate da un periodaccio di superlavoro gli risposero freddine:

"Parli bene te, gradasso, che passi le giornate a suonare il be-bop e a farti grosso in giro! Tanto ci siamo noi a fare il lavoro sporco... giorno e notte dentro a un buco... per non parlare della puzza!"

Bastone, ghignò...
sotto sotto si divertiva a sentirle lamentarsi
e poi lui di buchi non ne aveva...

giovedì 29 ottobre 2009

E allora fagioli!



Cronaca di disperazione e assurdità


"Ma qui le cose vanno a rotoli...", diceva uno a bordo strada,
"Già", gli faceva eco un altro, "Gira e rigira pare tutto un enorme minestrone!"con il giornale aperto sull'ultima notizia.

Gli unici felici erano loro ...
"Non s'è mai visto un minestrone senza Fagioli,
vedrai s'aumenta anche di prezzo!" dicevano i borlotti
ed entusiasti saltellavano come fossero messicani.

sabato 10 ottobre 2009

Il suono dell'arroganza



Quando il maestro chiama l'orchestra suona?



Era stato Primo Violino...

A quei tempi bastava che pizzicasse una corda
e tutti lo seguivano all'unisono.

"Che orchestrali...", sospirava a ripensarli nel loro pezzo forte,
la famosa Sviolinata in sì be-molle.

"L'avrebbero suonata in crescendo allegro anche al loro stesso funerale!", si diceva e gonfio di sé si lisciava l'archetto.

giovedì 8 ottobre 2009

Che fischi!


Attenti, questa cronaca può provocare otite.

Fischio era vecchio e oramai teneva i nipotini...

"Una volta sì che ne avevo di polmoni", sibilava roco...
"Arbitravo una partitella, roba di periferia... gente rozza in campo e distratta sugli spalti... scorrettezze a non finire, offese, intimidazioni.
Io fischiavo e loro macché, nulla!... Una bolgia."

Ai nipoti rotolavano le palline nei fischietti... "E allora", aspettandosi un gesto eroico... "Che facesti? Che facesti?"

"Alla fine feci un fischio così forte, ma così forte", disse il nonno, "che lo udirono ovunque sulla terra!"

Delusione nei fischietti... "Evabbè", sfiatarono tutti mogi, "poi però la partita riprese come prima...."

"Sì!", disse secco il vecchio Fischio, "ma era venuta così tanta gente sugli spalti che pareva d'essere alla finale dei mondiali".

Ai nipoti l'idea fece tornare l'entusiasmo e per festeggiare vollero fare come il nonno. Fischiarono tutti quanti in coro e così forte che a qualcuno ancora gli fischiano le orecchie.

mercoledì 30 settembre 2009

Rosso pomodoro


Cronaca da botanici daltonici ed anche un po' sordi.

Aveva un nome per ognuno dei suoi padri genetici... Carlo y Enrique y Alcide y Antonio era un prodotto di laboratorio, un ibrido di Pomodoro e avrebbe dovuto nutrire le masse. Gli amici invece lo chiamavano solo "il Rosso ma... non troppo" e lo irridevano per via di certe sue vicende.

Il fatto è che "il Rosso..." passava i giorni a maturare in serra e a sentir dire:

"E' presto, non vedete che è ancora verde".... "Ma no, che è già rosso abbastanza" ... "Macché, non è rosso per niente, ed è anche poco rosa"... "Come per niente? E' rosso e già pure troppo!"... "Come troppo!? Più è rosso e meglio è!!!"... "No! Che poi troppo rosso non piace"... e via così.

Mantrugiato e sballottato ad ogni cambio di sfumatura "il Rosso..." non conobbe mai il suo colore da maturo.

- "E pensare che io glielo dicevo che dovevo essere del color del sole!"

Furono le sue ultime parole prima che le muffe se lo divorassero e lui si sfacesse in poltiglia.

giovedì 24 settembre 2009

Fermi immobili



Cronaca di idee per l'autoconservazione.

C'era gran fermento. Bisognava agire. Subito!...
"La terra è grave"... "E' un casino planetario"...
"Ormai un battito d'ali di una farfalla può scatenare un uragano ovunque".
Alla fine biologi, economisti, matematici, capi di stato annunciarono risoluti: "Faremo assolutamente qualcosa. Impediremo la catastrofe".

Lei lo seppe e...

"Come minimo va a finire che mi sterminano!" pensò,
e da allora è ferma ferma ferma, immobile.

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domenica 20 settembre 2009

Andate tutti a morire ammazzati



Cronaca di un delirio da cortile.

Settenani brontolava. L'appellativo Settenani (tutti in uno) se lo era meritato per la boria di credere di saper, da solo, fare per sette. Lui sosteneva comunque di valere di più ed anche su questo recriminava.

Ora però era furioso... "Siete dei parassiti, dei privilegiati!" andava sbraitando... "Maledetti"... "Fannulloni"... bofonchiava.

Il fatto è che per quel suo carattere nessuno se lo filava. I nani suoi fratelli men che meno. Se ne erano andati via tutti, senza invitarlo, ognuno con una ballerina e l'avevano lasciato solo, laggiù, in fondo al giardino.

"Dovete andare a morire ammazzati"... furono le sue ultime parole.
Prima che l'erba del prato, crescendo, lo nascondesse alla vista.

lunedì 14 settembre 2009

Spensieratezza



Cronaca di basso profilo

ZiZZidon ZiriZinn ZiZZidon ZiriZinn...

Sapeva ronzare come nessun altro ma per conservare la sua spensieratezza ogni volta che qualcuno gli chiedeva "Maestro ci parli della sua arte, dei suoi progetti, di lei", Scacciapensieri rispondeva: "Perché parlare di me?! Vi prego, parliamo d'altro" e subito tornava al suo mantra.

martedì 8 settembre 2009

Penne all'arrabbiata



Cronaca di una cottura tra le righe.

Penna era caduta in Mani Leste e s'era esaltata. "Ne puoi far fuori più te che la spada!", le sussurravano e la spingevano in ghirigori.

"Penna è impazzita! E' furiosa, è arrabbiata. Pare un toro nell'arena!" dicevano gli altri che la vedevano fare stragi a destra e a manca.

Ma penna non si sentiva così... Lei in realtà amava scrivere. Aveva sempre scritto di tutto per tutti. Per Lei contavano solo quei segni che lasciava sui fogli, quasi fossero sue opere d'arte.

Ma mani leste erano leste di nome e di fatto e scrivevano, scrivevano, scrivevano velocissime e lei dietro.

Un giorno divenne flebile, prese a segnare a tratti e il suo inchiostro finì.
"Ci sarà pure qualcuno che ha ancora bisogno di me", si disse e fiduciosa si mise ad aspettare nuove mani e una ricarica.

Non arrivarono mai più.

Fu così che scoprì di avere esaurito oltre all'inchiostro anche il suo compito.
Ora sì che era una penna arrabbiata.